“Appalti senza gara per il bollo auto” Quindici arresti, bufera in Piemonte

In manette funzionari pubblici e dirigenti di una società privata: accuse di corruzione, turbativa d’asta, concussione e associazione a delinquere. Nelle intercettazioni  i nomi di Bossi jr e di due assessori. Indagati anche i vertici del Csi
massimiliano peggio, alberto gaino
torino
Gli arresti sono avvenuti in Piemonte, Veneto e Campania. In foto, il procuratore aggiunto Andrea Beconi mentre illustra l’operazione in conferenza stampa

“Inchiesta bollo
auto, esportato
modello torinese”

I carabinieri del Comando Provinciale di Torino hanno arrestato 15 persone fra funzionari pubblici e dirigenti di società private che si occupano della riscossione della tassa automobilistica regionale, su ordine del gip di Torino Giuseppe Salerno. In Piemonte sono finiti nel mirino i vertici della Gec Spa, ora commissariata. Secondo l’accusa avrebbe adeguato ad hoc il bando di gara, ottenendo vantaggi economici complessivi per 50 milioni di euro. Il procuratore Andrea Beconi, nel corso della conferenza stampa, ha quantificato il danno per la Regione, con cui collabora dal 2002, in circa 20 milioni di euro. I reati contestati dal sostituto procuratore Giancarlo Avenati Bassi sono associazione per delinquere, corruzione, concussione e turbativa d’asta. Indagati anche i vertici del Csi, in merito alla gestione dell’appalto.

 

Oltre il Piemonte

L’inchiesta si estende fino in Veneto e Campania, dove la Gec Spa, attraverso la complicità di altre imprese, aveva allestito lo stesso sistema utilizzato in Piemonte, facendo assumere figli o parenti di funzionari o corrompendo impiegati. Gli inquirenti hanno sottolineato come il gruppo intendesse esportare il redditizio “modello” anche oltre i confini del Nord-Ovest e, quindi, la conseguente necessità di approfondire le ricerche anche a livello istituzionale, pur non essendoci al momento politici indagati. Si stanno vagliando episodi che riguardano anche il Molise.

 

Gli arresti

Oltre all’ex dirigente del Settore Tributi della Regione Piemonte Giovanni Tarizzo, sul conto corrente del quale sono stati trovati un milione e mezzo di euro, frutto – secondo la procura – delle “bustarelle” ricevute, sono finiti in carcere anche il direttore di Gec Spa Aldo Magnetto e l’amministratore delegato Alessandro Otella. Agli arresti domiciliari, invece, Giovanbattista Rocca (presidente ororario di Gec Spa) e Franco Giraudo (vice presidente di Gec Spa), ideatori ed esecutori di tali condotte criminose, i quali avrebbero fatto pressioni per ottenere che Tarizzo compisse atti contrari ai suoi doveri d’ufficio, in quanto responsabile della Direzione Risorse Finanziarie. A tutti gli indagati sono stati sequestrati preventivamente i conti correnti.

 

La gara d’appalto

Al centro delle indagini c’è il sistema di versamento del denaro riscosso, dal momento che la giacenza nei conti della società avrebbe permesso di lucrare a scapito degli enti pubblici. Si evidenzia, infatti, che il bando di gara era stato tagliato su misura sulle caratteristiche di Gec Spa, che incassava la tassa adottando come modalità di pagamento il bollettino MAV, quindi un sistema “off line” contrario alla legge statale. Dalle intercettazioni emerge che i vertici della società, tra i quali anche Matteo Catto, avevano riscritto il documento con le condizioni per l’assegnazione dell’appalto in un bar di Torino, in compagnia di un dirigente del Veneto. Carlo Goffi, invece, si legge nell’ordinanza, avrebbe agito “dall’interno” del Csi «con doni, promesse e collusioni» per «salvaguardare» tutta la struttura.

 

Gli assessori

Affinché la gara d’appalto si svolgesse nel modo sperato, la Gec Spa avrebbe poi attivato anche contatti con l’assessore regionale al Commercio William Casoni, che compare citato da Magnetto e Otella in una telefonata agli atti degli inquirenti, e che avrebbe con loro partecipato a una cena. Negli audio è menzionato anche il nome dell’assessore regionale al Bilancio, Giovanna Quaglia, ma per ora nessuno dei due componenti della giunta Cota risulta indagato.

 

Le sponsorizzazioni

Il giudice, inoltre, segnala nell’ordinanza la necessità di approfondire la vicenda delle sponsorizzazioni al pilota Luca Betti, con la possibilità che parte dei fondi siano stati dati o fossero comunque destinati a Riccardo Bossi, figlio di Umberto. Dalle indagini è emerso che la Gec Spa avrebbe pagato 100mila euro l’anno per promuovere l’auto del rallista cuneese, sulla quale compaiono sia il logo della società, che quello della Regione Piemonte.

 

articolo tratto da “La Stampa” on line

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