Corruzione tra Mani Pulite e Mani Impunite…Parola a Vannucci e Davigo! (vol.2)

Mercoledì 24 ottobre il Presidio Antonino Cassarà, per l’Osservatorio corruzione di Libera Piemonte, ha presentato l’evento Corruzione, tra mani pulite e mani impunite…e domani? in occasione del ventennale di mani pulite e dell’incombente votazione alla Camera del disegno di legge anti-corruzione.

Due gli ospiti di grande rilievo, sollecitati sulle spinose questioni: Alberto Vannucci, Professore presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, e Piercamillo Davigo, Consigliere della Corte di Cassazione.

Ecco qui la seconda parte del nostro resoconto scritto!

Un punto su cui concordano entrambi gli ospiti è l’inadeguatezza delle pene previste per chi è coinvolto in un reato di corruzione. Il problema sta nel fatto che anche nel nuovo ddl non ci siano grandi innovazioni che diano un valido sostegno alla lotta contro la corruzione. Tanto che l’Ocse apprezza che si sia posta l’attenzione su questo problema e che si stia facendo qualcosa, ma ha definito questo qualcosa “acqua fresca”.  Lo stesso giudice Davigo ha proposto di copiare e inserire nel ddl le convenzioni internazionali, in modo da essere così sicuramente conformi alle richieste della Comunità Internazionale.

Davigo e Vannucci hanno evidenziato i nodi irrisolti del provvedimento governativo. Entrambi hanno giudicato con severità il ddl, lo hanno criticato in molti punti:

Le positività del dispositivo governativo sarebbero  poche, in quanto esso recepisce formalmente gli indirizzi consigliati dalla Comunità Internazionale nell’aver accolto i reati di concussione per induzione e del traffico di influenze illecite (pena massima di tre anni). Inoltre si ha un incremento delle pene per corruzione e si punisce il privato che eroga denaro nelle ipotesi di corruzione.

Per quanto riguarda l’incandidabilità dei condannati i giudizi non sono migliori. I condannati non sono più candidabili se la pena in via definitiva è superiore ai due anni. Si rileva, però, come la quasi totalità delle condanne (il 90 per cento), anche quelle per concussione, vanno facilmente sotto i due anni; ciò avviene a causa di rito abbreviato ed attenuanti generiche che possono essere diminuenti fino ad un terzo della pena. E poi basta il patteggiamento per evitare la condanna e quindi l’incandidabilità.

– N.B. i commenti si riferiscono alle norme che dovevano essere inserite nel ddl anti-corruzione, ma che sono poi state stralciate dal testo dello stesso. In tema di incandidabilità è stato approvato il 21 dicembre 2012 un testo unico –

 

Dopo aver analizzato il ddl si è passati a considerare il legame tra il fenomeno corruttivo e quello mafioso. A Davigo è stato chiesto di spiegare il caso dello scioglimento delle amministrazioni comunali per mafia. Mafia e corruzione sono due fenomeni molto diversi: la corruzione è, dal punto di vista socio-economico, l’appropriazione privata di risorse pubbliche, mentre i fenomeni mafiosi consistono in vendite di protezione privata a fianco o in sostituzione di quella pubblica. Tenendo presente che sono due fenomeni molto diversi  hanno comunque notevoli interrelazioni. La corruzione dà vita frequentemente ad un mercato illegale, che è caratterizzato dal fatto che non sia possibile richiedere una protezione da parte della legge. Di solito i mercati illegali funzionano sulla base della esclusione, dal mercato illegale, di chi non rispetta i patti. Però ciò funziona fino a quando il mercato illegale è di dimensioni tali per cui, direttamente o indirettamente, tutti gli operatori si conoscono o si conoscono per fama. Quando si superano tali dimensioni non funziona più l’autoregolamentazione ed è qui che entra in gioco il crimine organizzato, che usando la forza dell’intimidazione garantisce rispetto delle regole e il silenzio , e si impossessa della gestione del mercato e del controllo del territorio. Il consigliere della Corte di Cassazione termina l’intervento affermando che: “ I mafiosi sono come i pidocchi vanno dove c’è lo sporco. Per combattere il crimine organizzato bisogna tenere pulito e certamente la corruzione diffusa non aiuta a tenere pulito.”.  Se la corruzione favorisce lo sviluppo di questo tipo di stratificazione del mercato con la presenza mafiosa che ne garantisce il buon andamento, è evidente che la presenza di un’amministrazione pubblica, dove la corruzione è la prassi corrente, in qualche modo favorisce le infiltrazioni criminali.( Corruzione e scioglimento dei comuni per infiltrazoni mafiose )

Con Vannucci si cerca di chiarire la differenza tra la corruzione elettorale e il voto di scambio mafioso. Lo scambio elettorale mafioso chiama in causa un soggetto politico ed uno mafioso e nella configurazione attuale del reato prevede che: il reato sia imputabile soltanto quando lo scambio prevede dalla parte dei politici il pagamento di servizi forniti (in genere raccolta dei consensi) dal mafioso attraverso il denaro. Ciò accade abbastanza raramente; il politico tende a ricambiare, vista la sua disponibilità di risorse di varia natura legata alla sua attività amministrativa, con altri tipi di risorse, che permettono, mantenendo intatta la natura del riscatto, di attenuare o annullare la sua valenza penale. Per questo la critica fatta al ddl anti-corruzione richiede l’integrazione di questa norma, in modo da non includere solo il denaro, come contropartita pagata dai politici ai mafiosi, ma anche altre utilità e quindi di allargare la gamma di condotte penalmente rilevanti. Tuttavia quando lo scambio non prevede scambio di denaro, ma promesse di future attività a favore dell’organizzazione che ha accumulato voti, frequentemente ricade nel concorso esterno in associazione mafiosa. La corruzione elettorale è un reato molto misterioso perché confina con quello del clientelismo. Uno dei problemi italiani è che ci sono 35 mila fattispecie penali, che sono pressoché impossibili da riconoscere anche per gli esperti, e tra le molte fattispecie c’è anche la corruzione elettorale formulata con termini e descrizioni ambigui da rendere difficile il suo utilizzo in sede penale.

Durante la serata  è stato chiesto ai due ospiti di affrontare il rapporto tra corruzione e appalti. Davigo distingue due tipi di bandi:

Vannucci aggiunge una terza tipologia:

Davigo prosegue il discorso affermando che i controlli sugli appalti funzionano, ma non possono e non devono essere formali. Il problema si risolverebbe trasformando:

La reazione dell’opinione pubblica al degrado etico e alla diffusione della corruzione è di tipo qualunquista e come tale è pericoloso. Bisogna smontare i meccanismi che presiedono alla conservazione delle oligarchie e ritrovare un’etica condivisa per indignarsi.  La capacità di sdegno la dobbiamo trovare tra noi, ricordandoci che c’è un’abissale differenza tra responsabilità penale, responsabilità morale, responsabilità politica e responsabilità sociale. In Italia tutto è stato affidato alla valutazione del giudice penale non rendendosi conto che usa regole particolari diverse da quelle che si usano nella vita di tutti i giorni. La capacità di reazione della collettività sembra essere smarrita in Italia ed è necessario cercare di ricostruirla. Tratto distintivo che porta la fenomenologia della corruzione ad assumere un aspetto preoccupante è quando manca una reazione non soltanto a livello di opinione pubblica, ma da parte dei corpi sociali intermedi e dei gruppi di riferimento dei soggetti che si trovano coinvolti in queste attività (per esempio Confindustria).

In conclusione, Vannucci ha espresso la sua perplessità sui patti d’integrità, sostenendo che chi mette in atto dei provvedimenti e degli strumenti per conseguire certi obiettivi poi si dovrebbe anche preoccupare di verificare che questi funzionino ed eventualmente mettere in atto dei correttivi. È così che dovrebbe funzionare un circuito virtuoso di politica pubblica, ma non esiste al momento alcuno studio (salvo analisi superficiali) che dicano che non c’è stato alcun caso in cui patti d’integrità abbiano prodotto qualche effetto e siano stati utilizzati come strumento per penalizzare le imprese coinvolte nella corruzione o abbiano indotto le imprese a denunciare il politico che chiede la tangente. Vannucci propone come incentivo che potrebbe essere dato al sistema della legalità per renderla appetibile la carta di Pisa. La Carta di Pisa è il codice etico predisposto da “Avviso Pubblico – Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”, destinato agli enti e agli amministratori locali che intendono rafforzare la trasparenza e la legalità nella pubblica amministrazione, in particolare contro la corruzione e l’infiltrazione mafiosa. Tale codice è considerato dal professore Vannucci, che ha partecipato alla stesura del documento, uno dei tanti incentivi che sono offerti alle istituzioni pubbliche per avere un comportamento etico nei confronti dei cittadini. Il documento impegna il sindaco e tutti i soggetti da lui nominati (assessori, consiglieri d’amministrazione, dirigenti del Comune e delle aziende partecipate) a rispettare una serie di comportamenti che vanno dall’obbligo di dimissioni in caso di rinvio a giudizio per concussione o corruzione al divieto di accettare regali oltre i cento euro di valore, dall’assenza di conflitti d’interessi fino all’evitare il cumulo degli incarichi politici.

 

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