Intervista a Roberta Mauri


“Lo so, è una scelta che non dovrei fare, ma ogni giorno che vengo in ufficio è una sofferenza. Mi sento inutile e quel che è peggio non credo più nel futuro. Abituato ad essere uno che guardava avanti con fiducia, ora, dopo Tangentopoli, tutto è tornato come prima. Come tanti ho cercato disperatamente di fare il mio dovere di uomo, di imprenditore. In politica come nella vita. Sempre. Mi trovo con un mondo che non comprendo più. I valori che mi hanno insegnato sembrano scomparsi. Non credo più in questo paese dove corruzione e prepotenze imperversano sempre. L’onestà non paga. La correttezza e la trasparenza non pagano. Questo non è più il mio mondo…”

Queste sono le parole di Ambrogio Mauri, geniale e onesto imprenditore della Brianza, che il 21 aprile 1997 si è tolto la vita a seguito dell’ennesimo appalto negatogli per essersi rifiutato di  pagare le tangenti.

Il 7 marzo abbiamo incontrato la figlia di Mauri, Roberta, che ha deciso di andare in giro a raccontare la storia del padre per sensibilizzare la società civile al fenomeno della corruzione.

Tale fenomeno, di cui Ambrogio è solo una delle tante vittime, non riguarda infatti solo “gli altri”, perché gli altri, in realtà, siamo anche noi.

Riportiamo l’intervista a Roberta Mauri, di cui ci hanno colpito la forza e la lucidità, nella speranza che le sue parole non si limitino a commuovere, ma siano un invito ad una riflessione e ad un’analisi più profonda del fenomeno della corruzione.

Solo attraverso un approccio razionale potremo trovare soluzioni concrete per creare una cultura contro la corruzione.

Solo così potremo impedire che la corruzione continui a depauperarci di risorse preziose, quali sono le persone come Ambrogio Mauri.

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