Relazioni pericolose: mafia, lavoro, imprenditoria. Incontri a Torino con il Prof. Rocco Sciarrone

Molti gli spunti di riflessione nati in seguito a due incontri, tenutisi a Torino, con il professore di Sociologia dell’Università di Torino Rocco Sciarrone.
1. Il primo incontro, titolato “Imprenditoria tra criminalità organizzata e corruzione”, si è tenuto al Politecnico di Torino, in collaborazione con Unilibera e AlterPolis. Lo spazio è stato dedicato alla storia di Ambrogio Mauri, attraverso la testimonianza della figlia Roberta Mauri, e all’identificazione dei rapporti di collusione e complicità tra mafia, politica ed imprenditoria.
La relazione del professor Sciarrone si incentra sulla figura dell’imprenditore e sui suoi rapporti, subiti o ricercati, con i soggetti mafiosi. La caratterizzazione di questi rapporti viene poco rappresentata nel dibattito pubblico e politico; è molto importante trattare di questi argomenti ed uscire dai luoghi comuni o dalle accezioni superficiali con i quali la mafia viene di solito caratterizzata (mafia come mentalità, come contagio, come fenomeno legato esclusivamente a legami di sangue e ai contesti d’origine).
Di conseguenza si parla poco, o se ne sta iniziando a parlare negli ultimi anni, della presenza mafiosa che ostacola l’imprenditoria, il lavoro, anche nelle aree che sono l’ossatura del nostro paese e costituiscono il tessuto delle imprese. Un esempio è appunto la Brianza, la terra dell’imprenditore Ambrogio Mauri, uno dei cuori produttivi del nostro paese.
Il relatore spiega che i soggetti mafiosi non hanno delle spiccate qualità imprenditoriali, come, in particolare, l’innovatività e l’assunzione del rischio. I mafiosi sono specializzati in due altri ambiti, che permettono loro di infiltrarsi attraverso i contesti economici: sono specialisti nell’uso della violenza e nell’uso di capitale sociale (risorse che ciascuno di noi trae dalle reti di relazione sociali).
Perciò la forza delle mafie è fuori dalle mafie. I mafiosi sono in grado di tessere fitte reti di relazioni esterne, creando un modello organizzativo chiuso che fornisce solidità e riesce ad aprirsi a ventaglio verso l’esterno, e riescono ad adattarsi molto bene al contesto in cui vivono.
Combinando questi fattori, le cosche possono trarre vantaggi dal mondo pulito dell’imprenditoria e della politica: vantaggi che possono essere reciproci. Una delle grandi novità delle mafie di nuovo insediamento, infatti, è la formazione di zone grigie di collusione e complicità: mafia, politica e imprenditoria attuano uno scambio reciprocamente vantaggioso. La metafora della mafia come virus che contagia la società è superata.
La mafia come influenza l’economia? Oggi la presenza mafiosa sembra più significativa nell’economia pulita; sono cambiati i mercati illegali, molto più strutturati e rischiosi. Oggi è importante concentrare l’attenzione sull’infiltrazione nei mercati legali. La presenza mafiosa è diventata molto più affaristica e può trovare una sponda favorevole in alcuni comitati d’affari che non sono di per sé criminali, ma che prolificano sulla base di scambi occulti e dinamiche di corruzione. I confini sono molto labili: gli affaristi si muovono al limite delle regole di mercato e la ricerca del consenso politico è al limite della legalità.
L’infiltrazione nei contesti economici avviene principalmente attraverso controllo del territorio. Si fa riferimento ai meccanismi di estorsione e protezione: quando un cliente cede e paga il pizzo, dà l’avvio ad un meccanismo che si auto rafforza e dal quale è difficile sganciarsi. E’ un meccanismo che regola l’economia locale: può decidere chi sta dentro e chi sta fuori. Dove c’è controllo sul territorio si manifesta un equilibrio tra mafia ed imprenditoria; molti imprenditori aspirano a trasformare i vincoli in opportunità e “ricercano la mafia” perché può essere vantaggioso. Essi hanno compreso che “in fin dei conti fare affari con la ‘ndrangheta è piuttosto conveniente”, così cercano spontaneamente una collaborazione. Si verifica, perciò, una cooperazione tra i soggetti e un riconoscimento dell’”autorità” senza l’uso della violenza.
Da queste considerazioni si riesce a comprendere quanto è importante indagare sul contesto e sulla sua ricettività, sui rapporti con l’economia legale (aree grigie), dai quali i mafiosi traggono forza dall’aumentata disponibilità dei soggetti esterni.
Vi proponiamo uno specchietto che riassume i ruoli degli imprenditori e le strategie possibili di contrasto dei fenomeni.

L’incontro si è concluso con la definizione dell’area grigia, indicata nella tabella, ossia l’area nella quale non si vedono più i confini tra legale e illegale, che ci permettono di distinguere imprese sane e colluse. Gli attori che popolano quest’area sono costituiti dalle seguenti figure: imprenditori, professionisti, amministratori, politici, uomini delle istituzioni, mafiosi. La posizione centrale non è occupata sempre necessariamente dai mafiosi, in quanto sono solo una parte del problema.
Il contrasto alle mafie deve essere costante e strutturale; deve superare l’ottica dell’emergenza e intervenire sul territorio e nel tessuto economico della società. Tale contrasto potrà essere efficace quanto più sarà orientato non soltanto al fenomeno criminale, ma anche ad gli altri fattori che possano favorirne la riproduzione. E’ necessario perciò contrastare i fenomeni culturali, sociali ed economici dell’attività mafiosa, che tentano di legittimare e giustificare le attività illegali, creando effetti di tipo cognitivo ed emotivo (la gente è convinta che non ci sia un modello alternativo). E poi c’è il contrasto attraverso l’aspetto della regolamentazione, che è il campo di lavoro proprio della politica.

2. Il secondo incontro cui si accennava all’inizio si è inserito nei due giorni di seminari “Tempo di vita Tempo di Lavoro”, organizzati nel quartiere Vallette di Torino dai cittadini, dalle associazioni del Tavolo del quartiere, con la collaborazione del Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione 5. I due giorni di discussione e confronto hanno posto al centro del dibattito la necessità di riflettere sulla redistribuzione del tempo dedicato all’occupazione nell’arco della vita. In questo ambito si è sviluppato un intervento riguardante le relazioni pericolose tra lavoro, mafie e clientele.
Vi offriamo con questo articolo una serie di chiavi di lettura che sono state affrontate.

[DICOTOMIA ECONOMIA FORMALE E INFORMALE]
Le mafie e la criminalità organizzata hanno a che fare con il lavoro. Il ruolo dei mafiosi, considerati come professionisti del crimine, si colloca nella cosiddetta economia informale. In questa non sono solo comprese le attività domestiche, le forme di autoconsumo, il volontariato ma anche l’economia illegale e criminale.

[CAPITALE SOCIALE ECONOMICO E UMANO, che ognuno mette a disposizione della società]
Le competenze dei mafiosi sono ricercate nella combinazione di risorse differenziate, che permettono loro di raggiungere determinati obiettivi e infiltrarsi nel mercato del lavoro. Queste risorse fanno a capo all’utilizzo del capitale sociale, all’uso della violenza, al supporto del capitale umano (competenze e capacità) esterno.

[LA CLIENTELA]
La clientela non deve sempre essere considerata in annessione o coincidenza alla mafia; per non fare della mafia un “calderone” bisogna sottolineare che ci può essere clientelismo senza mafia. Il clientelismo certamente favorisce il formarsi delle mafie, è un terreno favorevole poiché richiede delle forme di relazione sociale di tipo particolaristico; queste sono relazioni di dipendenza, che trasformano quelli che dovrebbero essere dei diritti, come il lavoro, in favori.

[ABBASSAMENTO DEI COSTI SOCIALI]
Si è rilevato nel corso del dibattito come molti comportamenti di tipo opportunistico siano considerati normali; la motivazione è da ricercare nel fatto che molti dei nostri comportamenti sono legati a quello che fanno gli altri, ossia alla nostra cerchia di riferimento.

[LA MAFIA COME CANALE DI MOBILITA’ ASCENDENTE]
Uno dei fattori che fanno della mafia un modello di successo è costituito dal fatto che essa ha rappresentato un canale di mobilità ascendente per chi entra nella mafia; questo significa un miglioramento delle condizioni di vita e della posizione sociale di chi entra a farne parte. Non ci si sottrae “PER NON ESSERE MISCHIATO CON NIENTE”.

[IL RUOLO DI INTERMEDIAZIONE DEI MAFIOSI]
I mafiosi riescono da sempre a svolgere delle funzioni di intermediazione, grazie alle tessute reti di relazioni e ruoli. Si rilevano perciò dei legami di tipo particolare tra imprenditori, politici, amministratori pubblici.

Da queste considerazioni che abbiamo accennato brevemente, si conclude come l’accesso alle economie informali attraverso risorse differenziate, l’instaurarsi di legami di tipo particolaristico e di intermediazione crea da parte delle mafie UN CONTROLLO DI ALCUNI SEGMENTI DEL MERCATO DEL LAVORO e la consequenziale COLLOCAZIONE DELLA MANODOPERA. Si crea altresì un LEGAME FILTRO che determina le selezioni all’accesso di determinate attività, lo stabilirsi di legami di garanzia e di protezione, la trasformazione di quelli che dovrebbero essere dei beni pubblici, come il lavoro, in beni privati.
Si è parlato, infine, brevemente, del ruolo delle mafie nei tempi di crisi. La loro capacità di adattamento è facilmente osservabile in una condizione di crisi come quello attuale. In un periodo in cui diventa difficile accedere al credito legale, è quasi normale che gruppi criminali che si specializzino in questo servizio trovino nuovi spazi.
Molte imprese che hanno difficoltà di accesso al credito vedono le relazioni con la mafia come una soluzione.
Si pone l’accento sull’instaurarsi di relazioni da parte della mafia anche con i “non criminali”, per guadagnarne dei rapporti economicamente vantaggiosi. E’ stata sottolineata, a questo riguardo, l’importanza dell’estensione dell’antiracket nel Nord Italia.

In conclusione dagli entrambi gli incontri si riscontra la necessità di indagare sempre più i rapporti con l’economia legale, e quindi le aree grigie; analizzare le situazioni di opacità può essere un primo passo per progettare e realizzare una vera strategia di contrasto alle mafie.
Importante è, inoltre, conoscere i fattori che favoriscono i fenomeni di riproduzione del fenomeno mafioso per cercare di colpire con fermezza i nodi di connessione delle reti mafiose. Perciò, orientarsi ad indagare il terreno delle mafie di vecchio e di nuovo insediamento e non solo il fenomeno criminale in sé.

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