INCHIESTA BOLLO AUTO: INTERVISTA AL GIP, DR. GIUSEPPE SALERNO Parte Seconda

Il 4 giugno 2013 è iniziato il processo per 12 delle 15 persone che nel novembre del 2012 erano state sottoposte a misure cautelari con l’accusa di corruzione, concussione e turbativa d’asta, nell’ambito dell’inchiesta sul servizio di riscossione del bollo auto in Piemonte, Veneto e Campania, gestito dalla società GEC.

Tra gli imputati nel processo, che hanno avuto un ruolo importante nelle vicende, ci sono Giovanni Tarizzo, ex dirigente del Settore Tributi della Regione Piemonte da poco in pensione, chiamato “Zeus” nelle intercettazioni e l’amministratore delegato di GEC, Alessandro Otella,  mentre Aldo Magnetto e Carlo Goffi, rispettivamente direttore generale e dipendente della GEC, hanno chiesto il patteggiamento.

Come Osservatorio Appalti e Osservatorio Corruzione abbiamo intervistato il dr. Giuseppe Salerno, GIP di questo procedimento penale che ha applicato le misure cautelari e concesso il giudizio immediato, che ci ha spiegato le modalità con cui questo fenomeno corruttivo si è sviluppato.

L’intervista è stata divisa in due parti:  la prima volta ad approfondire gli aspetti legati alla materia degli appalti, pubblicata dall’osservatorio appalti e la seconda più incentrata sulla tematica della corruzione che potete leggere di seguito.

       Da chi parte l’input nell’orchestrare il disegno criminoso? Dal corrotto o dal corruttore?

Bisogna partire dal presupposto che la corruzione per sua stessa natura, usando una espressione latina,  è  pactum sceleris a differenza della concussione che invece è l’estorsione del pubblico ufficiale.. quindi c’è un accordo tra il pubblico ufficiale e il privato .. questo accordo si può desumere anche dal reciproco vantaggio ma non è semplicemente quello, è sempre molto difficile riuscire a distinguere tra corruzione e concussione, ma la differenza astratta è proprio questa: nella corruzione c’è un accordo, tant’è che viene punito sia il corrotto che il corruttore; nella versione originaria della concussione , quella dell’ipotesi estorsiva, viene punito  solo il concussore e non il concusso, perché si dice che il concusso è stato estorto dal pubblico ufficiale che gli ha minacciato un male ingiusto se non avesse adempiuto alle sue imposizioni.

In questo caso non siamo riusciti a capire bene da chi sia partita, perché noi siamo intervenuti in un momento decisamente tardivo rispetto ad una situazione che era già fortemente cristallizzata, quindi nel momento in cui si interviene dopo 10 anni di rapporti che si sono strutturati nel tempo diventa molto difficile riuscire a capire chi ha cominciato e come..

Sull’origine di questo accordo tra Tarizzo e la GEC poco sappiamo, sappiamo però che le banche ci guadagnavano  tantissimo per la questione dei MAV..  quindi le banche avevano un fortissimo tornaconto.. tanto che fra di loro litigavano. I soci banche, dicevano: “ma come bisogna distribuire equamente”.. Tu non devi pensare a 1000, 2000 euro.. devi pensare a centinaia di milioni.. che sui conti correnti bancari creano

delle plusvalenze pazzesche.. e quindi questo denaro doveva essere distribuito tra i soci banca in modo proporzionale alla partecipazione alla GEC. La GEC è una società che ha soci banche e soci privati. I soci  banche erano quelli che godevano delle enormi rimessioni di denaro nelle loro casse e quindi avevano una disponibilità di liquidi pazzesca, sempre costante.. e se lo litigavano tra banche talmente era importante..

quindi le banche avevano un tornaconto fortissimo e Tarizzo ne aveva altrettanto di tornaconto.. Era un accordo che dava benefici sia alle banche della GEC sia al corrotto, che era Tarizzo, il quale aveva avuto vantaggi direttamente economici, aveva avuto dei vantaggi a livello di ristrutturazioni di case, aiuto economici al figlio… insomma aveva avuto dei vantaggi anche indiretti dalle banche stesse… Ci sono delle intercettazioni nelle quali, a parte il fatto che viene chiamato “Zeus” come il capo di tutto.. sicuramente lui è l’ideatore della struttura perché era quello che aveva le conoscenze, anche tecniche attraverso Catto, per poter gestire tutta la questione … dove però sia nata sinceramente non si sa.. Ci sono delle insofferenze da parte anche di Otella e Magnetto nei confronti di Tarizzo… sofferenze del tipo che lui diventa sempre più ingordo, però poi alla fine trovano sempre una quadra per poter gestire la situazione… quindi da chi sia iniziata in questo caso è difficile a dirsi.

       ruolo dell’imprenditore : vittima di un sistema o collaboratore?

Allora io ho molta poca esperienza. Ho fatto due indagini per corruzione, una anche piccola, questa è l’unica indagine grossa quindi io non ho un parametro per dare una risposta precisa.. In questo caso mi sembra che chiamare vittima un consorzio di banche sia un po’ eccessivo… ecco probabilmente può essere più vittima  l’imprenditore che a seguito di un controllo fiscale rischia di sentirsi dire che verrà chiusa l’azienda per una settimana e che poi si vedrà, cioè lo vedo di più in questo tipo di rapporto immediato un rapporto di sudditanza…… sui grossi appalti… più grosso è l’appalto più grossa è l’azienda più l’accordo… un po’ come l’accordo verso il basso dell’imprenditore mafioso, sì l’imprenditore ha anche paura delle ritorsioni ma gli fa anche comodo.. e penso che lo stessa sia anche qui… con questo non è che tutti gli imprenditori siano corrotti e neanche che tutti i pubblici dipendenti siano facilmente corruttibili.. il qualunquismo è il primo nemico da battere assolutamente.. questo è ovvio .. ma è nel concreto statisticamente io non so se siano più vittime o più collaboratori.. mi astengo dal dirlo perché non il polso della situazione.

       Qual è il costo economico sostenuto dalla collettività?

Bisogna essere sinceri. In questo caso il costo economico della collettività è un costo più che diretto indiretto, nel senso che il servizio è stato reso, i costi del servizio in realtà non erano così eccessivi rispetto al servizio che veniva dato… quindi in realtà di svantaggi diretti non ce ne sono stati tantissimi, se non qualche piccola vessazione a cui però noi siamo abbastanza abituati.. Qualcosa c’è stato sì, per esempio tutto la  postalizzazione e altre cose ci sono costate  di più… ma è più tutto l’indotto, cioè un sistema che ti taglia fuori altre imprese a vantaggio di altre con un sistema di monopolio, con tutti i rischi che il sistema di monopolio comporta. La corruzione crea un illecito monopolio e come tutti gli illeciti monopoli dove il monopolio non è necessario perché la domanda è elastica e non rigida crea economicamente sempre un

enorme danno, questo è evidente. In questo caso i danni non sono stati in modo diretto elevatissimi, in modo indiretto invece sono stati parecchi.. Il costo dell’illegalità è già un costo in sé, che poi crea e sviluppa un sistema corruttivo che si autoalimenta. Quando Di Caterina dice il pubblico ufficiale pretende e quindi il privato deve pagare, in realtà è alimentato anche questo sistema da altre ipotesi corruttive che una sull’altra portano a questo sistema. Quindi se anche una sola ipotesi corruttiva per quanto grande non ha direttamente inciso sulle tasche dei contribuenti indirettamente per due ordini di ragioni le ha colpite: primo perché non ha creato concorrenza, secondo crea un ambiente sfavorevole alla legalità che si autoalimenta.. così come l’ illegalità è contagiosa anche la legalità lo è,  negli stessi termini… quindi se noi non colpiamo l’illegalità e la lasciamo andare avanti e la giustifichiamo dicendo che non ha costo superiori, in realtà ci stiamo buttando in un tunnel molto pericoloso.

Quindi alla domanda specifica in questo caso grossissimi danni diretti non ci sono stati, grossissimi danni .indiretti sì

       Qual è il coinvolgimento della politica?

A questa domanda non posso rispondere, non per mancanza di volontà ma perché le indagini sono ancora in corso. Mentre questa indagine è chiusa e c’è il processo il 4 di giugno le cose posso dirle, posso fare i nomi e quant’altro.. sulle altre no…

Il Dr. Salerno ha illustrato la vicenda dal punto di vista processuale:

il nostro processo penale prevede che le indagini le faccia il pubblico ministero con l’aiuto della polizia giudiziaria, in questo caso con i CC… le indagini si sono svolte con pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali. Quando il pubblico ministero ha ritenuto di avere un quadro indiziario grave e sufficiente nei confronti di tutti questi soggetti ha chiesto al GIP, cioè io,  l’emissione della misura cautelare. Il GIP ha valutato gli elementi portati dal PM e ha ritenuto che ci fossero per tutti gravissimi indizi di reati ed esigenze cautelari e l’emissione della misura. La misura ha sostanzialmente retto anche al tribunale del riesame, cioè l’impostazione di massima è stata confermata in pieno, è stata esclusa la posizione di uno e tutti gli altri sono stati definiti gravemente indiziati. Il TL ha leggermente , per alcuni, abbassato l’esigenza cautelare portandola agli arresti domiciliari ma sempre di misura detentiva si trattava. In molti casi motivando che essendo soggetti incensurati per molti di loro l’impatto con il carcere era stato di sicuro efficace e deterrente e quindi potevano essere portati a casa. Quindi anche lì bisogna prestare attenzione  quando il TL dà gli arresti domiciliari invece che il carcere, poichè si tratta davvero di una valutazione molto soggettiva, in quanto non significa che il fatto sia stato ritenuto meno grave. Successivamente il Pubblico Ministero in caso di misure cautelari ha tempo 90 giorni per chiedere il famoso giudizio immediato, cioè chiedere al GIP che ha emanato la misura se ritiene di poter non fare l’udienza preliminare e questo si ha quando le persone indagate sono state interrogate e quando sussista un’evidenza della prova tale per cui il giudice ritiene superflua l’udienza preliminare. Questo è nel caso del quale ci stiamo occupando è successo. Il PM mi ha richiesto il decreto immediato che ho provveduto ad emanare e quindi ho fissato io davanti alla III sez pen. del Tribunale di Torino in composizione collegiale all’udienza del 4 giugno, in cui incomincerà il processo vero e proprio senza passare per l’udienza preliminare. (per approfondire quanto accaduto alla prima udienza dibattimentale si legga qui)

       Recentemente Megnetto e Goffi hanno patteggiato; è un segnale di qualcosa?

Da un punto di vista processuale il patteggiamento è atecnicamemnte un riconoscimento implicito da parte di un imputato della sua colpevolezza, lui rinuncia a farsi giudicare colpevole dicendo bene, chiedendo di applicare la pena per quanto ha commesso. E il giudice naturalmente deve valutare, due ordini di cose: primo che il patteggiamento sia congruo cioè non ci sia una pena troppo bassa, secondo che non ci siano invece elementi per condannare il soggetto (nel caso in cui ad esempio l’indagato e il giudice lo ritenga innocente, in quel caso vi è l’assoluzione). Il giudice non è vincolato al patteggiamento. So che hanno chiesto il patteggiamento non so se il giudice ha emesso la sentenza o meno.

Nel caso concreto significa che Magnetto e Goffi hanno valutato di non fare il processo in quanto si ritenevano responsabili di quello che hanno  fatto. Magnetto tra l’altro ha collaborato molto … anche Fadella ha chiesto di patteggiare ma il pubblico ministero ha negato perché la pena era troppo bassa… Magnetto è stato condannato a tre anni e rotti quindi una bella pena per aver collaborato e tutto… la posizione Magnetto tra l’altro era anche quella più defilata rispetto agli altri..

       Il Giudice Salerno pone in luce un altro aspetto.

Una cosa un po’ tecnica ma davvero rilevante da un punto di vista dei delitti contro la p.a…… è la posizione di GEC come società ..la legge 231 del 2001 ha sovvertito il famoso principio  “societas delinquere non potest”, in quanto società non potesse essere colpita da sanzioni penali ma dovesse essere colpito da sanzioni penali chi amministrava. Questo sistema che il Italia è durato fino al 2001  in Europa era già stato

superato, in Europa e in America,  per cui poi anche in Italia si è riconosciuto che la società in quanto società  potesse commettere un reato; e allora si detto che quando per certi di tipi di reato, e in questi di reato rientrano anche i delitti contro la p.a. quindi la corruzione, turbativa d’asta e l’associazione a delinquere, se la società è stata il mezzo necessario per poter commettere il reato e ha avuto come società un vantaggio dall’azione illegale dei suoi amministratori è sanzionata penalmente. Il pubblico ministero l’ha chiesto, il giudice l’ha ritenuto che la GEC in questo caso avesse avuto dei vantaggi tali dal comportamento dei suoi amministratori e avesse agevolato per la sua struttura interna la commissione di questi reati per cui anche la GEC è stata oggetto di una sanzione penale cautelare. Ora naturalmente una società non può essere messa in carcere … è stata colpita dalla massima sanzione che è la sanzione interdittiva.. vuol dire che la GEC non poteva più operare .. è stato talmente grave quello che ha fatto che non poteva più operare nel mercato. Cosa avrebbe comportato l’applicazione di questa sanzione tout court : l’immediata impossibilità per la GEC di riscuotere la tassa automobilistica, di conseguenza l’impossibilità per la Regione di prendersi la tassa automobilistica.. avrebbe portato per le ragioni che abbiamo detto all’inizio il collasso

delle Regioni Piemonte, Veneto e Campania. Avrebbe bloccato con una sanzione meritoria della GEC il sistema della tassa d’auto per quattro regioni, buttando nella bancarotta le regioni stesse.

A questo punto la legge ci dava la possibilità di nominare  un commissario, le ipotesi possono essere due disgiunte o congiunte: quando l’interesse pubblico lo richiede o per salvaguardare l’occupazione nel territorio. Io ho ritenuto che ci fossero entrambe per le ragioni che abbiamo detto all’inizio, dobbiamo pensare la tassa automobilistica è quella che fa vivere la regione sia per salvaguardare i dipendenti che sono più di duecento che effettivamente nulla potevano. Quindi in questo ordine abbiamo nominato un commissario giudiziario il quale ha portato avanti sotto il controllo del giudice, come un curatore fallimentare se vogliamo fare dei paragoni, l’attività della società… ha detto la società sono io, gli organi si sono azzerati e quindi è stata una gestione che il tribunale ha fatto direttamente tramite il commissario giudiziario … il tribunale ha riscosso la tassa automobilistica per la regione Piemonte, per il Veneto e quant’altro. Se la GEC non avesse fatto un lavoro di pubblica utilità avrebbe smesso di lavorare, quindi un danno pazzesco.. perché si vuole colpire anche i soci in questo caso.. anche alla società in quanto tale faceva comodo il sistema corruttivo  e la GEC è stata ritenuta responsabile di questo tipo di reato.

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