IL CASO “SANITOPOLI” IN PIEMONTE: FACCIAMO IL PUNTO

La corruzione è un male che si annida in ogni settore, anche in quello sanitario: di recente Libera, Avviso Pubblico, Coripe e Gruppo Abele hanno redatto un dossier “Illuminiamo la salute – per non cadere nella ragnatela dell’illegalità” proprio al fine di sensibilizzare e prevenire questo fenomeno.

Come già sapete abbiamo deciso di seguire più da vicino il caso “Sanitopoli” che ha sconvolto l’assessorato regionale piemontese.

Proviamo ora a fare il punto: la vicenda trae origine da diversi episodi di corruzione che vedono come protagonisti imprenditori e funzionari pubblici.

In modo particolare l’attenzione della Magistratura si è concentrata tra le diverse vicende anche su quella inerente ai “pannoloni”, così denominata in relazione alla pubblicazione di un bando di gara per la fornitura degli stessi alla Regione.

Secondo l’ipotesi accusatoria l’assessorato alla sanità e il suo “braccio destro” avrebbero intrapreso trattative con esponenti di FEDERFARMA al fine di rivisitare il prezzo e la distribuzione dei pannoloni presso le farmacie private territoriali.

La corruzione però si sarebbe snodata anche attraverso bandi creati ad hoc per favorire un particolare soggetto “designato” e sconfiggere l’eventuale concorrenza per l’assegnazione di appalti pubblici. La conclusione: “l’imprenditore si aggiudica l’appalto e crea un rapporto stabile e  duraturo di collaborazione con il pubblico ufficiale che gli permetteva di ottenere informazioni riservate ed esclusive ed ottenere l’emissione di provvedimenti di accreditamento, ampliamento, trasformazione di strutture sanitarie assistenziali, erogazione contributi, e quant’altro d’interesse per le sue aziende”. (TACCONI, La corruzione a Torino (1983-2011), p. 39).

Riprendendo con quanto avvenuto in udienza (per le prime due si veda il precedente resoconto) segnaliamo che quello che maggiormente ci ha stupito è stata la scarsa partecipazione di persone nonostante la gravità dei fatti.

La terza udienza dibattimentale del 15 maggio 2013 ha visto susseguirsi le testimonianze di Laura Bertino (Direzione Affari Istituzionali ed Avvocatura della Regione Piemonte), un suo collaboratore, Leonardo Comberiati, Adriano Leli (dirigente del settore acquisti forniture e servizi della scr), ed Emilia Chiò (Direzione Sanità della Regione Piemonte), tutti testi della pubblica accusa. Con i primi tre ci si è soffermati sull’analisi dell’iter che ha portato alla revoca della gara d’appalto dei presidi per incontinenti indetta dalla Scr; al centro della testimonianza di Leli, invece, il capitolato d’appalto.

Secondo quanto emerso in aula Caterina Ferrero e Gambarino avrebbero interpellato sulla vicenda l’Ufficio Affari Istituzionali della Regione: l’esistenza di una trattativa privata (quella con Federfarma) avrebbe infatti consentito alla Regione di conseguire un notevole risparmio, attraverso l’applicazione di un prezzo inferiore.

Nell’udienza del 16 maggio 2013, invece, è stato sentito come teste il Brigadiere della Guardia di Finanza Gigliotti che si è occupato della vicenda sin dalle indagini e ha riferito di Gambarino nella questione dell’affidamento degli appalti pubblici (che spiegheremo in seguito), di Taverna che nonostante il suo ruolo di curatore fallimentare nel Fallimento di Edil Toro (società di Gambarino) ha eseguito nello stesso periodo delle operazioni commerciali relative un’altra società dello stesso per avere in cambio dei favori come da lui dichiarato nella stessa udienza.

Occorre precisare che la difesa dell’imputato ha posto delle domande a Taverna per far emergere, dal loro punto di vista, delle incongruenze relative al presunto condizionamento da parte di Gambarino.

Nella stessa udienza sono stati sentiti come testimoni, diversi dipendenti della Regione, i quali hanno avuto la premura di  sottolineare che l’attività del “braccio destro” dell’assessore alla Sanità fosse volto sempre a far risparmiare il denaro pubblico e a mettersi in azione per salvare i progetti volti a questo scopo, ad esempio la “Biblioteca virtuale per la Salute in Piemonte” come ha affermato la sua ideatrice che è stata sentita come teste.

Il signor Gambarino, incuriosito dalla nostra presenza, si è avvicinato per chiederci per chi scrivessimo e quando gli abbiamo risposto che siamo membri di Libera che si occupano di corruzione lui ha risposto “Ma qui non c’è corruzione pubblica e tutti hanno parlato bene di me”, riferendosi alle testimonianze rese dai dipendenti della Regione.

Nel corso dell’udienza del 5 giugno 2013 è stato spiegato il funzionamento dei “privilegi”. In breve: la signora Rosanna Valle, all’epoca dei fatti consigliere regionale del Pdl, aveva ricevuto dal coordinatore provinciale del Pdl di Asti una segnalazione relativa a una richiesta di qualifica di polizia giudiziaria proveniente da un soggetto privo dei requisiti necessari, e, per avere delucidazioni sul punto, si era rivolta a Gambarino.

Questi non aveva esitato a chiamare immediatamente la dott.ssa Audenino (Direzione Sanità della Regione Piemonte) e al termine della telefonata, avvenuta in sua presenza, era stato in grado di riferire alla signora Valle che, in effetti, come le era stato segnalato, Emilia Ferrara, dipenedente dello Spresal di Acqui Terme, non aveva i requisiti necessari ad ottenere la qualifica.

La trascrizione di questa telefonata (di cui è stata data lettura in aula) ha però evidenziato come sia stato Gambarino a comunicare alla Audenino che la Ferrara era priva dei requisiti (e che, pertanto, la sua pratica doveva essere bloccata), e non viceversa. Da quanto emerso la Ferrara si è vista negare la qualifica di polizia giudiziaria nonostante ne avesse diritto e senza motivazione alcuna.

Gli scenari e gli intrecci si schiariscono udienza dopo udienza. Nel corso di quella del 6 giugno 2013 l’attenzione è stata focalizzata sulla vicenda dell’apertura della struttura di emodinamica di Chivasso, oltre che nuovamente sul caso “pannoloni”.

L’ing. Paolo Monferino, successore di Caterina Ferrero all’Assessorato alla Sanità, ha riferito di essersi opposto all’apertura del centro di emodinamica di Chivasso – centro che il piano regionale di rientro della giunta Cota aveva deciso di eliminare perchè privo dei criteri indicati dalle linee guida internazionali (quali, ad esempio, l’apertura h 24)-, ma di non essere stato ascoltato.

Infatti, come lo stesso venne successivamente a sapere da Secreto (ex commissario dell’Asl To 4), la struttura fu aperta ugualmente (per motivi elettorali, sostiene l’accusa).

E l’apertura della struttura di Chivasso fu una sorpresa anche per la Orlando (Direzione Sanità della Regione Piemonte), l’estensore della delibera sui centri di emodinamica. Sentita come testimone, ha infatti dichiarato di aver appreso dalla stampa che la Ferrero aveva presenziato all’inaugurazione dei due centri di Chivasso e Ivrea.

Sulla vicenda dei pannoloni, l’ex direttore della sanità, ha infine evidenziato che la trattativa con Federfarma non poteva che portare a prezzi più elevati.

Per tenervi aggiornati, sarà nostra cura continuare a seguire le udienze e creare uno spazio dedicato al caso Sanità in Piemonte nel nostro blog.

Le informazioni per scrivere questo resoconto le abbiamo raccolte partecipando alle udienze e studiando la tesi di Paola Tacconi, “La corruzione a Torino (1983-2011)”.

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