Abusivismo edilizio e Consumo di suolo. Il ciclo del cemento e gli effetti.

Il tema della tutela del territorio è molto importante in termini di ricchezza turistica, in termini di difesa delle culture e delle identità, ma non solo.. genera infatti benefici connessi al contenimento degli oneri per la salvaguardia ambientale. Ciò vuole dire che si può tradurre in una capacità di risparmio, avendo la possibilità di non arrivare al punto di dare quasi solo esclusivamente quelle che sono le risposte emergenziali ad alluvioni, frane, incendi e terremoti, per i quali si spendono miliardi di euro ogni anno. Risposte emergenziali che sono purtroppo diventate una consuetudine.

Il nostro paese continua a subire la piaga dell’abusivismo edilizio. Per l’anno 2011 sono stati stimati 25.800 abusi, tra nuove unità e ampliamenti di edifici preesistenti o in nuovi edifici non residenziali (il 13,4% del totale del costruito italiano). Il fenomeno è capillare e familiare, non più soltanto preda di soggetti criminali “forti”, non solo più esistente nel sud. Infatti, molto spesso, erroneamente, viene circoscritto solo a questa parte d’Italia.
Nella maggior parte dei casi l’abusivismo riguarda le due seguenti criticità, che affliggono il territorio italiano: le costruzioni realizzate in aree estremamente fragili dal punto di vista idrogeologico e un consumo del territorio che procede a ritmi devastanti.

Il Rapporto Legambiente “Ecosistema Rischio” mette in evidenzia come siano ben 1.121 i Comuni che presentano abitazioni in aree golenali, in prossimità di alvei, in aree a rischio frana e alluvione.  Le tipologie di edifici interessate interessano nel 31% dei casi interi quartieri, nel 56% dei casi fabbricati industriali, nel 20%  addirittura strutture pubbliche sensibili, come scuole ed ospedali.

Si può dedurre come nel nostro paese ci siano all’incirca 5 milioni di cittadini esposti al pericolo e rischio concreti di frane ed alluvioni.
I dati raccolti hanno fatto emergere come il settore delle costruzioni, sia intriso di una mole imponente di illegalità e di scarsa trasparenza. Tal settore legato alla filiera del calcestruzzo, si può chiamare “Cemento Spa”.
A muovere la “Cemento Spa”, in tutte le sue articolazioni, da quelle criminali alla mala politica, è un giro di affari illecito collegato alla corruzione e all’abusivismo. Buona parte dei 60 miliardi di euro “fatturati” ogni anno in Italia dalla corruzione, “secondo le stime della Corte dei Conti, è riconducibile al sistema degli appalti pubblici e alla “valorizzazione” immobiliare del territorio”. Secondo un’elaborazione di dati Cresme da parte di Legambiente il mattone illegale ha fatturato nel 2011 1,8 miliardi di euro. Il “fatturato” totale dal 2003 al 2011, ammonta, secondo stima di Legambiente, a 18,3 miliardi di euro. Il contenuto di questi numeri impressionanti si traduce in un “diluvio di cemento” e in un consumo di suolo nel territorio italiano di circa il 7,3 % della superficie totale.
Secondo il rapporto “Ambiente Italia 2011” di Legambiente, ogni anno sono circa 500 i chilometri quadrati consumati dal cemento, con in testa la Lombardia, che raggiunge la cifra del 14% di territorio fagocitato e il Veneto con l’11%. E ancora, negli ultimi 15 anni i suoli urbanizzati sono aumentati del 12%, con 4.800 ettari trasformati per sempre a causa di interventi edilizi.

1.081.698 sono le unità immobiliari mai dichiarate al catasto. Tale analisi è stata compiuta dall’Agenzia del Territorio nel 2006 attraverso la sovrapposizione di foto aeree ad alta risoluzione del territorio italiano con le mappe catastali. Si tratta di “immobili fantasma”, presumibilmente abusivi, in tutto o in parte, ai quali è attribuita una rendita pari a 817,39 milioni di euro.

Gravissimi gli effetti sull’ambiente di questa invasione del territorio, considerando che il suolo è al centro degli equilibri ambientali. La cementificazione progressiva dei suoli accresce la probabilità di frane e alluvioni, la cui frequenza ed impatto aumenta con l’aumentare della fragilità del territorio. Così ogni luogo, dai monti alle campagne, ai mari, da “tesoro e respiro di tutti i cittadini”, diventa, come da definizione di Salvatore Settis, una “riserva di caccia, di chi cinicamente li devasta calpestando il bene comune per il proprio cieco profitto”. Le terre di nessuno che si vengono a creare con l’accrescimento delle superfici produttive (per abbandono provocato dalla contrazione dei terreni agrari), ha pesanti conseguenze negative perchè accresce la possibilità di dissesto idrogeologico dei territori stessi e crea delle terre fantasma disponibili ad affrettate urbanizzazioni.

E’ evidente come le pesanti conseguenze siano rivolte non solo alla qualità del territorio, ma anche alla qualità della vita. Il consumo del suolo produce infatti costi sia collettivi, riguardanti più nello specifico la qualità della vita delle persone, sia costi pubblici, poiché gravano direttamente sui bilanci delle pubbliche amministrazioni tenute a garantire i servizi di base a tutte le aree insediate sul proprio territorio.

La Cemento Spa non risparmia nessun lembo d’Italia. Le Regioni al Nord presentano, quanto al Sud, dei dati allarmanti.

Si parla di Piani di governo del territorio scritti e riscritti “sotto dettatura”, di professionisti sorpresi con la mazzetta in mano… Una situazione che si fa fatica ad aggiornare.

 

 

 

I numeri:

7.139 infrazioni

9.476 persone denunciate
1.198 sequestri

9 arresti

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La Liguria è la prima regione del Nord come numeri d’illeciti accertati dalle forze dell’ordine negli ultimi cinque anni, con un’incidenza di 33 reati ogni 100 chilometri quadrati, seguita dalla Lombardia con 6,7 reati, e dall’Emilia Romagna.

 

Ora vediamo la situazione piemontese:

Operazioni svolte dalla Dia di Torino sulla base delle segnalazioni del Rapporto Ecomafia di Legambiente.

Nel maggio del 2010 si è conclusa un’indagine riguardante presunte infiltrazioni della mafia calabrese nei cantieri delle Olimpiadi di Torino del 2006 e del Porto di Imperia. Le indagini sono sfociate in un sequestro di beni per dieci milioni di euro (ville, appartamenti, box auto e terreni agricoli in Piemonte, Lombardia e Calabria) che ha colpito un gruppo di «soggetti contigui alla ‘ndrangheta» (dichiarazioni Dia Torino) che “riusciva a “lavare” nell’edilizia e nel mercato immobiliare il denaro di un sospetto narcotrafficante, legato a una cosca di Caulonia (Reggio Calabria). Emerge il ruolo di una azienda edile che, muovendosi attraverso una rete di società satellite, si è occupata, in subappalto con ditte satellite, direttamente o indirettamente, dei lavori di carpenteria di alcuni villaggi olimpici, del Palavela e di altre strutture. Le aziende satellite producevano false fatture, movimentavano operai in nero e si aggiudicavano i lavori. L’azienda edile viene descritta come «il braccio operativo del gruppo nel settore degli appalti pubblici».
Sempre nel 2010 la Dia sequestra un tesoro di 20 milioni di euro che “puzza”, ancora una volta, di ‘ndrangheta. Si tratta “dei beni del clan Marando, ville con piscina, ristoranti, concessionarie di auto, terreni e partecipazioni societarie”. Tali beni si trovano in tutta Italia, non solo a Torino, dove sono state coinvolte imprese edili intestate a persone di fantasia e proprietarie di numerosi terreni a Rivarossa.
In generale, il ciclo del cemento in Piemonte è una delle voci più importanti per i clan di mafia, soprattutto di origine calabrese. In questa regione, precisano dalla Dia, «il settore dell’edilizia è il più inquinato dalle infiltrazioni di imprese e persone mafiose di origine calabrese, così come tradizionalmente è sempre avvenuto anche negli anni passati. All’interno del comparto edilizia le imprese mafiose si occupano soprattutto dei lavori meno specializzati e tecnologici, quali il movimento terra, nel quale ciò che occorre è soprattutto la forza lavoro. In tale settore le imprese mafiose sono clamorosamente favorite, in un’ottica di concorrenza rispetto a quelle legali, dal non dover rispettare alcuna regola, ed anzi dal poter fare dell’assenza delle regole il punto di forza per accaparrarsi commesse. I lavori sono anche realizzati, ma le procedure di acquisizione, realizzazione e controllo sono del tutto inquinate da minacce, violenze e corruzione, che consentono loro da un lato di acquisire più facilmente l’incarico sia pubblico che privato, e dall’altro di realizzare veri e propri risparmi d’impresa nella sua realizzazione»”.
Vi sono anche i rilievi rivolti alla classe politica piemontese, più volte sorpresa dagli inquirenti in “colloquio” o in affari con le cosche. Tali relazioni hanno la loro “base fondamentale nel voto di scambio”. Spesso questi rapporti si concretizzano “in realtà territoriali non molto grandi, e infatti i comuni in cui le infiltrazioni mafiose nel mondo della politica sono finora apparse più evidenti sono stati Leinì, Ciriè, Castellamonte, Borgaro Torinese e Rivarolo Canavese”.

In Piemonte inoltre ci sono stati diversi processi per appalti truccati che coinvolgono persone importanti a livello locale: imprenditori, manager e note imprese edili. Nel Rapporto Legambiente si legge come a metà dicembre 2010 il Tribunale di Asti ha condannato 8 persone nell’ambito dell’indagine denominata “Asfalto pulito”. “Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza hanno accertato che le imprese impegnate nella posa del bitume nel tratto Isola d’Asti – Alba non lo avevano steso in modo omogeneo e con uno spessore inferiore a quello citato nel capitolato. Accertate, secondo l’accusa, anche turbative d’asta nell’assegnazione dei lavori di manutenzione di numerose strade provinciali astigiane nelle zone di Canelli e di Castagnole Lanze”.
Alle trasformazioni urbanistiche, al ciclo degli appalti e alle attività speculative che hanno per oggetto il consumo di suolo, sono strettamente connessi gravi fenomeni corruttivi nella pubblica amministrazione. Il nodo tra gi interessi dei clan e la corruzione rappresenta un pericolo, infatti, a partire dalla amministrazioni comunali. Secondo una Relazione della Corte dei Conti sono le fasi successive all’aggiudicazione dell’appalto pubblico i momenti critici per il rischio di penetrazione mafiosa: la criminalità organizzata tende infatti ad assumere un ruolo rilevante non nella fase di aggiudicazione, ma nella fase dell’esecuzione, potendosi inserire nel circuito economico delle grandi opere, attraverso il subappalto o le attività di fornitura di merci e servizi locali, e rappresentando, tra l’altro, una fonte di costo “extra”. “Del resto – si legge nella Relazione – la libertà di cui gode il soggetto esecutore [il general contractor deve assicurare l’esecuzione dell’opera con ogni mezzo e non deve scegliere le imprese mediante procedure concorsuali] può trasformarsi in occasione di infiltrazione malavitosa».

 

In conclusione bisogna riflettere sul dato di fatto che si continua a costruire abusivamente, anche in zone ad alto rischio idrogeologico, azione di illegalità che ha prodotto delle tragiche conseguenze, lutti e tragedie per la comunità. Come al solito alta è la commozione nei giorni del dramma, subito dopo è immediata la rimozione collettiva.
“Ci sentiamo assediati e soffocati, ma se ci vien voglia di difenderci non sappiamo da dove incominciare”, Settis definisce in questo modo una situazione in cui vi è una sovrabbondanza di informazioni rispetto al tema, che talvolta non favorisce ma ostacola la conoscenza. Difficile quanto indispensabile iniziare ad orientarsi: “Solo imparando a muoversi ne labirinto delle norme, dei dati, delle informazioni e controinformazioni potremo giudicare in prima persona che cosa, di quanto ci accade intorno, è giusto e inevitabile e che cosa è invece il frutto di cinica speculazione che per il vantaggio di pochi devasta il bene di tutti”.

 

 

 

 

Per offrire qualche spunto di riflessione perciò segnaliamo:
-Dati CRESME (Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’ Edilizia e il Territorio):
http://www.cresme.it/default.aspx

-Dati dell’Osservatorio Nazionale del consumo del suolo;

-Rapporto Ecomafia Legambiente 2012 e 2013;

-Rapporto Legambiente “Ecosistema Rischio”;

-Studio del consumo del suolo – Regione Piemonte:

http://www.regione.piemonte.it/geopiemonte/documenti/dwd/2009/suolo.pdf
http://www.regione.piemonte.it/territorio/dwd/documentazione/pianificazione/consumoSuolo.pdf
-Dati Istat: SAU (Superficie agricola utilizzata)

-Dossier WWF (Dossier sul consumo del suolo in Italia):

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2009/08/04/Consumo_suolo_Dossier_2009.pdf?fr=correlati
-Rapporto annuale della società geografica italiana:

http://www.societageografica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=33&catid=11&Itemid=31
-Salvatore Settis, “Paesaggio, Costituzione, Cemento – La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile”, Torino, Einaudi, 2010.

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